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C’è bisogno delle acque minerali?

In Italia si beve troppa acqua minerale, 222 litri pro capite (circa tredici miliardi)!
Immaginarsi la plastica (circa l’80% delle confezioni) lasciata in giro.

Si pensi che dagli anni ’80 ad oggi il consumo è quadruplicato complici il battage pubblicitario delle aziende e la scarsa diffusione delle analisi delle acqua pubbliche da parte delle municipalizzate.

La Federazione italiana delle industrie delle acque minerali naturali e delle acque di sorgente (Mineracqua) precisa che il consumo negli ultimi quindici anni è cresciuto di 3 miliardi di litri, pare che la plastica utilizzata sia invece rimasta costante. Bravi hanno ridotto il quantitativo unitario, risparmiando dunque.

Perchè a Milano pur avendo una delle migliori acque di rete del Paese, il consumo di acqua minerale è simile a quello di altre città italiane?

Il mercato delle acque minerali

In Italia ci sono circa 130 stabilimenti dove si imbottigliano oltre 250 marche di acque minerali confezionate con circa 15 miliardi di litri consentendo un giro di affari di 3 miliardi di EURO; le aziende coinvolte hanno dei margini operativi lordi (MOL) da fantascienza!

Le acque confezionate non sono trattate, vengono imbottigliate pure come estratte dalle sorgenti a differenza della maggioranza degli altri Paesi “confezionatori”.

Negli Stati Uniti il consumo è in crescita, a scapito delle bevande analcoliche con soda e/o dolcificate con circa 159 litri pro capite.

In Italia, leader indiscusso è il gruppo Sanpellegrino (poco meno di un miliardo di fatturato) facente capo a Nestlè Waters che investe moltissimo in comunicazione riuscendo a prezzare alta la propria acqua, all’estero è degna sostituta della Perrier.

Consumo di acqua minerale

In gelateria si vendono tante bottiglie monouso di acqua minerale, soprattutto se in località turistiche con una buona formazione del personale per fare cross-sell.

 

Consumo di acqua di rete

La gelateria ha un enorme consumo dovuto principalmente non all’acqua utilizzata per i gelati/sorbetti (si perchè ci sono molte gelaterie che usano solo acqua ricostruendo “a tavolino” il latte) bensì all’acqua di processo. Acqua utilizzata per raffreddare il gelato sia in produzione, sia in conservazione.

Riprendendo un articolo del 2016 i consumi di acqua di rete sono elevati (1 m3 = 1.000 litri):
– un mantecatore di me­die dimensioni consuma me­diamente 350 litri/h (0,35 m³/h);
– una vetrina frigorifera da 12 gusti consuma circa 120-180 litri/h (0,12-0,18 m³/h);
– un pastorizzatore da sessanta litri (in fase di abbassamento della temperatura) consuma 600 litri/h (0,6 m³/h).
Ingenti sono gli importi delle bollette che variano da alcune migliaia di euro a decine, complici i prezzi a metro cubo variabili tra le aree del Paese. In Liguria si sfiorano i 5,00 euro/m3.

L’ideale sarebbe quindi dotarsi di una macchina che consenta il ricircolo (un circuito chiuso) di tali acque, di un addolcitore dove sia necessario e di altra attrezzatura idonea ad ottimizzare e ridurre il consumo al minimo, non tanto per le spese ma per la sostenibilità ambientale di questa attività.

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