L’evoluzione del marketing in gelateria: la comfort zone

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L’evoluzione del marketing nell’era moderna è diretta conseguenza dei nuovi mezzi di comunicazione narrowcasting.

Se ti sei perso il primo articolo di due settimane fa, leggi qui.

Qualsiasi attività pressuppone una business idea che non può fare a meno di una sua identità, fondamentale per costruire un progetto vincente.

L’espressione forse più efficace e sintetica è di Theodore Lewitt (1960): “E’ vitale l’idea che l’impresa sia un processo di soddisfazione del cliente, non un processo di produzione di beni”. Dopo qualche anno anche Kotler si è ispirato alle sue teorie.

Negli ultimi anni, il cliente si è trasformato in un soggetto sempre più complesso, da attrarre con la differenziazione, da emozionare, da soddisfare e fidelizzare.

E’ facile constatare che le 3 catene più “famose” hanno implementato questi concetti:
– GROM, nata nel 2003
– LaRomana
– Amorino
In Italia, LaRomana ha più successo di tutti anche se il prodotto è mediocre (d’altronde gli stessi proprietari affermano che il prodotto conta per il 50%). Il loro gelato rientra nella cosiddetta “comfort zone”.
E’ molto più importante la comunicazione del prodotto, il servizio, l’ambientazione, l’illuminazione e la musica (i primi ad introdurre il genere jazz nei locali): in pratica il format (che a me sembra una rielaborazione di Biancolatte di Milano).
Il mantra, in questo caso, diventa la standardizzazione presupposto per un’organizzazione efficiente.

La comfort zone in gelateria
Solitamente l’uomo moderno tende ad evitare le novità che si reputano eccessive e le situazioni che potrebbero metterlo in discussione, perché in quelle situazioni si ha un minor controllo sugli eventi, essendo lontani da ciò che si conosce e fuori dalla nostra “normalità” (zona di comfort).
Si teme di commettere errori, di soffrire, di fallire. E la paura finisce per avere la meglio (panic zone).
Ma è utile non lasciarsi intrappolare all’interno della zona di comfort, tentare di andare oltre, di estendere le prospettive. Infatti, è appena al di fuori di questa che vi è la zona di apprendimento, che rappresenta l’opportunità di crescita e miglioramento.

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Modello Comfort Zone (Alasdair White)

Con questo voglio dire che è inutile competere nella comfort zone, ad esempio coi soliti gelati pre-configurati delle aziende di semi lavorati tutti uguali (e riconoscibili) ma, piuttosto, sii originale, distinguiti.
Spesso si tratta di cambiare organizzazione, il sistema di produzione e/o la formazione dei collaboratori.
Negli ultimi anni è proprio la location sbagliata a compromettere il business (si apre dappertutto, anche a fianco della gelateria di riferimento di successo).

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Transizione tra zone comfort che mostrano la curva prestazionale attesa

Molti gelatieri si sono lanciati, spinti anche da neoconsulenti, anche in nuove politiche esclusivamente di digital marketing puramente finalizzate alla relazione. E la relazione, a sua volta, finalizzata semplicemente a “vendere prodotti/servizi”.
E’ invece, necessario ripensare la Visione, la Missione e i Valori delle organizzazioni (e delle persone) per far si che la “relazione” sia un mezzo per costruire valore insieme alle persone, non un fine per “vendere più gelato”. Per questo dovrai attendere il prossimo articolo ????

L’evoluzione del marketing in gelateria: la comfort zone ultima modifica: 2017-08-21T09:30:16+00:00 da Jo Pistacchio

Un pensiero su “L’evoluzione del marketing in gelateria: la comfort zone

  1. Tiziano

    Ciao Jo, sono davvero contento dei tuoi articoli. Sono utili e interessanti. Non ho avuto modo di conoscerti di persona,ci siamo sentiti telefonicamente perché avevo bisogno di un consiglio. Ti seguo sempre con interesse.
    Riguardo alla Romana, condivido a pieno la mediocrità del prodotto. Ho avuto modo di assaggiare il loro prodotto nel pv di Treviso non molto distante da dove vivo. Sono quasi certo che utilizzano miscele surgelate come fa Grom e grazie ad un eccezionale marketing , ed un sito accattivante riescono a convincere il cliente che. al fine di garantire un prodotto sempre fresco vengono prodotte miscele ridotte e mantecate spesso. Credo non si la realtar.

    Purtroppo ci hanno abituati a consumare cibi scarsi, mediocri passati per buoni grazie alla pubblicità e a strumenti come il marketing e questo è un concetto che non riesco a mandare giù. Sono consapevole che la comunicazione è fondamentale, ma solo se comunichi il vero. Se produco un gelato naturale utilizzando ingredienti naturali, nobili e non semilavorati, o creme o variegati che siano, e giusto evidenziarli, ma far passare un gelato mediocre Grom, La Romana o Amorino spacciandosi per un prodotto artigianale o naturale tip
    Venchi a Venezia ……. bhe allora vendiamo fumo. Devo dirti la verità, faccio davvero fatica a mangiare un gelato naturale ovunque io vada. Ho la passione del gelato, riesco a bilanciare le miscele ed utilizzo aromi naturali. Ma come giustamente dici tu, la location e fondamentale, il prodotto conta il 50% il resto lo fa il marketing. Spero, che il tempo aiuti a far capire al consumatore che i maccheroni riempiono la pancia e non le chiacchiere.
    Un caloroso saluto
    Tiziano Schiavone

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