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Gelaterie plastic free: basta bottigliette di plastica

A gennaio ho scritto del gelato senza plastica (plastic free), promuovendo l’uso consapevole di un packaging ad impatto meno cruento sull’ambiente.

L’industria non si è fatta attendere

Gelato industriale in confezione compostabile

Oggi vorrei promuovere l’eliminazione delle bottigliette di acqua in plastica.

La plastica è tra noi

La plastica è ovunque: se ne sono trovate tracce nei ghiacci, nelle grandi fosse marine, fino a 10 km di profondità e viene ingurgitata dai pesci, dagli uccelli ma anche dalla specie umana in micro frammenti: sostanze plastiche sono state trovate sin dai gradini più bassi della catena alimentare, dallo zooplancton sino ai grandi pesci.
Le plastiche (200 polimeri diversi, di cui i cinque più diffusi sono polietilene, polipropilene, PVC, PET e polistirene) costituiscono il terzo materiale umano più diffuso sulla Terra dopo l’acciaio e il cemento.
Dagli anni Cinquanta ad oggi solo il 9% è stato riciclato, il 12% incenerito e, quindi, è ce lo siamo inalato o ingerito attraverso altri veicoli: il 79% è ancora in giro, in discarica o nell’ambiente (ctz. Roland Geyer, autore della ricerca).
Dal 1950 al 2015 sono state prodotte 8,3 miliardi di tonnellate di plastica; in continua crescita. E della plastica prodotta, il 40% viene utilizzata per imballaggi.

In Italia uno dei problemi critici è la plastica non valorizzabile dal riciclo meccanico: viene chiamata plasmix. A questo si aggiunge, alle volte, il prezzo del materiale riciclato superiore a quello vergine di origine.

Colpevolizzare il consumatore è una strategia che risale agli anni ’50 ed è il cuore delle politiche messe in piedi dalle lobby della plastica e degli imballaggi che fanno passare il messaggio che l’inquinamento è causata da cattive abitudini, cioè che è colpa dei consumatori che gettano i rifiuti nell’ambiente e non nei cestini dei rifiuti.

Basta pensare che una semplice bottiglia di plastica (in PET) può rimanere negli oceani anche per 400 anni prima di decomporsi. La direttiva sul monouso prevede che dal 2024 i tappi siano attaccati alla bottiglia. Infatti, per le bottigliette di plastica i problemi sono legati al tappo di materiale differente che aumenta i costi di smaltimento.

In Italia si consumano 192 litri a testa di acqua confezionata!
Personalmente, dopo essere stato negli Stati Uniti, sono anni che ho adottato dapprima la caraffa filtrante e, dopo alcuni mesi, un impianto di filtraggio dell’acqua di rete. Utilizzo regolarmente una borraccia in tritan per l’attività sportiva, ho una borraccia termica in acciaio e, tra l’altro, non consumo bevande zuccherate tranne rari casi eccezionali. 

In una gelateria ben avviata in una località turistica mediamente calda si consumano anche 2.000 pezzi con una marginalità lorda del 400%.

Un’ottima azione di marketing è quella adottata dalla gelateria di Paolo Brunelli a Senigallia (Ancona) che ha lanciato da qualche settimana l’ashtag plasticfree eliminando dapprima la plastica dal packaging e, negli ultimi giorni, le bottigliette di acqua monouso sostituite da borracce in metallo “ricaricabili”.

Borracce in metallo

In una gelateria, un servizio utile e moderno sarebbe quello installare a monte un addolcitore di acqua, qualora questa dovesse risultare “dura” (oltre gli 8°F), prevedere un impianto di depurazione e, a valle, un impianto di distribuzione di acqua “alla spina”.
Oggi, i dispenser possono erogare acqua a temperatura ambiente, fredda liscia o gasata con pulsanti ad erogazione programmabile.

Il servizio potrebbe comprendere coprire il merchandising con magliette e borracce in metallo col proprio marchio, ricaricabili a pagamento.

Consiglio borracce da 600ml e ricariche da 1,00 EURO a litro, importante è indicarne sempre il prezzo di vendita in negozio.

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