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La coltivazione della nocciola ed il gelato

Il gelato alla nocciola è forse il gusto più amato in Italia, incalzato dal suo temibile rivale verde, pertanto si consumano tante nocciole, il fabbisogno stimato è di 195.000 tonnellate ma la produzione interna è circa 137.000, il resto arriva dall’estero!

In gelateria tutti “scrivono” nocciola ma da dove proverrà mai?

La produzione

La produzione italiana di nocciola è ragguardevole e si piazza al secondo posto mondiale con una quota di mercato di circa il 13%, leader incontrastato è la Turchia con circa il 70%.
In Italia ci sono tante varietà di nocciola provenienti, in maggioranza, dalle seguenti regioni (Dati agri.istat del 2018):
– Campania (395mila quintali) nelle province di Avellino, Napoli, Caserta e Salerno, principalmente si coltiva Mortarella e S.Giovanni (uso industriale) e Tonda di Giffoni, Tonda Bianca, Tonda Rossa, Camponica e Riccia di Talanico;
– Lazio (478mila) in provincia di Viterbo con le varietà Tonda Gentile Romana, Nocchione e Tonda di Giffoni;
– Piemonte (366mila), nelle province di Cuneo ed Asti con le cultivar Tonda Gentile delle Langhe per oltre il 90%;
– Sicilia (132mila) nelle province di Messina, Catania e Palermo con le cultivar Siciliana, Ghirara, Minnulara e Lancinante.

Ci sono forti differenze tra le varie cultivar in relazione alla commerciabilità ed alla resa, come l’elevata pelabilità dopo la tostatura.

La pelabilità della nocciola dopo la tostatura
@Roberto-Botta-Cherasco

Le nocciole vengono utilizzate in diversi modi:
– in guscio (10%);
– pasticceria/gelateria (40%)
– industria (50%).

Il consumo di nocciole nel mondo è in costante crescita anche se “a valore” è la metà della mandorla o del pistacchio.

La catena del valore della nocciola
@Giuseppe Calcagni

Le prime quattro/cinque imprese dolciarie mondiali acquistano oltre il 55% della produzione mondiale di nocciole.
Per assicurarsi un approvvigionamento sostenibile e di qualità, i principali operatori stanno perseguendo una politica finalizzata al consolidamento e alla messa in
sicurezza della filiera, oltre all’esplorazione di nuovi scenari produttivi incentivando la realizzazione di nuovi impianti in nuove aree in quanto l’fferta è insufficiente e la domanda in aumento.
In Italia sono Ferrero, Loacker, Novi e Perugina che spingono per aun aumento della coltivazione interna.

La filiera corilicola

Nel settore della frutta a guscio risultano essere operative le Organizzazioni di Produttori (OP), in Piemonte, Lazio e Campania.
Il valore medio annuo della produzione commercializzata dalle OP nel biennio 2014-2015 ammonta a 28.200 tonnellate di prodotto pari a circa il 31% del totale con un valore di a 85 milioni di euro.

Ferrero Halzelnut Company è una delle industrie che consuma più nocciole al mondo così, pur acquistando anche da Turchia, Georgia, Serbia, Cile, Australia e Sud Africa, guarda con particolare interesse all’Italia: il progetto Nocciola Italia messo a punto dalla Ferrero prevede, infatti, di incrementare le coltivazioni del 30% entro il 2025, aggiungendo 20.000 ettari di noccioleti, cioè 10 milioni di piante (prevalentemente con fondi pubblici ed europei).

Le monoculture non sono positive (per la biodiversità) per cui anche questa iniziativa potrebbe non esserla: la nocciola non va a sostituire un’altra coltura in atto ma, spesso, come per la viticoltura dedicata al prosecco, comporta l’estirpazione del pregresso e la mutazione anche visiva del paesaggio; una piantagione di noccioli per arrivare a produzione ha bisogno di almeno quattro anni e per una buona redditività ce ne vogliono dieci (nel limone ci vuole molto meno).
In secondo luogo, la nocciola viene spesso coltivata con abbondati dosi di fertilizzanti e diserbanti (oltre a 6/7 trattamenti di fitofarmaci annui per combattere i parassiti come la cimice, il balanino e la cocciniglia) per evitare la crescita dei polloni alla base, garantire nocciole più grandi e maggiore produzione: un ettaro di noccioleto coltivato in modo intensivo permette anche la raccolta di 50 quintali di prodotto contro le 15-20 della coltivazione convenzionale.

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