Il pandoro è un grande lievitato. Lo so. Ha una tecnica complessa, molte fasi, una liturgia che qualcuno considera intoccabile. Bene.
Io ho preso il procedimento di Adriano — quello vero, quello serio — l’ho guardato negli occhi e ho deciso di togliergli tutto il superfluo. Il risultato è questo: un pandoro che funziona, che lievita, che esce integro dallo stampo e che sa di pandoro. Non di compromesso.
L’ispirazione viene dal Briodoro di Paoletta di Anice e Cannella, che a sua volta si appoggiava ad Adriano di Profumo di Lievito. Una catena di persone serie che semplificavano cose complesse senza distruggerle. Il mio genere.
La lievitazione in frigorifero fa il lavoro notturno al posto tuo. Il termosifone fa il resto. Tu dormi. Il pandoro cresce. Questo è un sistema, non una scorciatoia.
Chi impasta il pandoro sfogliato a mano nel 2024 ha problemi che non sono culinari.
La cupola diventerà scura in cottura. Non spaventarti. Non aprire il forno. Non fare niente. Lascia lavorare i 165°C.