L’impasto era fermo in frigo da 12 ore. Gli ospiti sarebbero arrivati alle 20. Io sarei rientrato dal campo verso le 18. Due ore, due teglie, nessun margine per l’improvvisazione: questo è il piano che funziona.
La pizza con la zucca ce l’avevo in testa dall’Halloween precedente — il che la dice lunga su quanto spesso riesca a cucinare quello che voglio, tra lavoro, letture e autoformazione varia. Alla fine l’occasione giusta è arrivata per caso, come sempre.
Sul campo, quando ho detto a Roby che non potevo allungarmi perché avevo la pizza da fare, mi ha guardato come se venissi da Marte. Probabilmente non capisce cosa significa avere un impasto che ti aspetta a casa.
Da bere: due blanche e un prosecco per il dolce — che non c’era. Niente gelato, niente pasticceria. L’avarizia dilaga col tempo libero scarso.
L’impasto è un blend di tre farine — tipo 0, tipo 2 e manitoba — con autolisi di almeno 30 minuti e maturazione in frigo. Non è una scorciatoia: è un metodo. Il risultato è una pizza alta, alveolata, con il fondo che croccanta senza bruciarsi. La seconda teglia porta zucca, brie e pancetta rosolata. La prima è una margherita con colatura di alici nel pomodoro, perché anche il classico merita rispetto.