I ricciarelli sono uno di quei dolci che non fanno rumore. Niente beurrage, niente temperature critiche da monitorare, niente bilanciamento da spreadsheet. Mandorle, zucchero, albume. Fine.

La leggenda racconta che fu tale Ricciardetto Della Gherardesca a portarli dall’Oriente al ritorno dalle Crociate, nel suo castello vicino Volterra. Non so quanto sia vera, ma è la storia più credibile che abbia sentito su un dolce senese.
Due cose non si discutono: le mandorle devono essere serie, e le scorze degli agrumi devono essere di frutto non trattato. Su tutto il resto puoi essere approssimativo quanto vuoi — su questi due punti no.

La parte che spaventa è la formatura. Non spaventarti: con la tecnica giusta diventa meccanica pura in cinque minuti. Il riposo in frigo — 24/48 ore — non è opzionale. Non fare il furbo.
Le crepe in superficie durante la cottura non sono un difetto. Sono il segno che hai fatto le cose per bene.