La Psicanalisi del gusto: Freud, il gelato artigianale e la ricerca della felicità sensoriale

Ecco un articolo che intreccia la teoria psicoanalitica di Freud con il mestiere del gelatiere artigianale contemporaneo e la psicologia del gelato, evidenziando come entrambi i campi, pur diversi, risuonino con concetti di complessità, interpretazione e ricerca di benessere.

Ho trovato come spunto non tanto l’ennesima classifica delle migliori 100 gelaterie italiane pubblicata ieri ma quanto più i commenti, risentiti e filosofici, degli esclusi gelatieri che pensano di essere dei cracco, dei massari, dei musk piuttosto che degli estremi permalosi e rancorosi.

La figura del gelatiere artigianale contemporaneo, immerso nella creazione di sapori e consistenze che deliziano il palato, potrebbe sembrare lontana anni luce dalle austere teorie di Sigmund Freud sulla psiche umana. Eppure, un’analisi più approfondita rivela affascinanti parallelismi tra la profondità della psicanalisi e la complessa arte del gelato, specialmente quando consideriamo la “psicologia del gelato” e la sua capacità di generare felicità.

Freud e la Scienza dell’Anima: Una Scienza Imperfetta ma Potente

Freud aspirava a curare attraverso il “riconoscimento della verità”, concependo la psicoanalisi come una pratica che non solo rivela verità sull’uomo ma che, invitando l’individuo a dire la verità su sè stesso, scommette sulla capacità di tale processo di cambiare la sua forma di vita. Questa ambizione la avvicinava alla filosofia socratica, che vedeva nella conoscenza di sé il percorso verso la saggezza e la guarigione dalle passioni.

Tuttavia, il percorso della psicoanalisi verso la validazione scientifica è stato tortuoso. Filosofi come Karl Popper l’hanno considerata “irrefutabile” e quindi non scientifica, mentre Adolf Grünbaum l’ha definita una “cattiva scienza” che, pur essendo confutabile, non è provata. Grünbaum ha criticato il criterio freudiano dell’effetto terapeutico come fondamento delle teorie, evidenziandone la “patetica fragilità”. Sottolinea che altri approcci terapeutici possono eliminare i sintomi e che molte guarigioni avvengono spontaneamente, mentre quelle attribuite all’analisi possono essere sospettate di effetto placebo.

Infatti, il concetto stesso di “guarigione da un sintomo” è problematico, specialmente oggi che molti pazienti non lamentano sintomi specifici ma un generico “mal de vivre”. La stessa eliminazione della rimozione, un obiettivo freudiano, si rivela complessa da verificare, poiché un analista può sempre sostenere un’accettazione “puramente intellettuale” anche in assenza di miglioramento, rendendo i criteri del “togliere la rimozione” incerti e, di fatto, la teoria “inconfutabile”. La critica di Grünbaum finisce per rafforzare la posizione popperiana e, paradossalmente, quella ermeneutica, poiché il sintomo stesso può essere visto come un’interpretazione.

Un aspetto cruciale è il concetto di “après-coup” o “Nachträglichkeit”, su cui Lacan ha molto insistito. Esso suggerisce che un ricordo infantile acquisisce significato traumatico retroattivamente, dalla vita adulta. In quest’ottica, le “cause” infantili dei problemi attuali possono essere viste come “effetti retroattivi di senso”, quasi un’operazione mitica che ristruttura gli eventi passati. La psicoanalisi, pur ammettendo il carattere “mitico” delle proprie teorie, rivendica una certa verità sostenendo che lo spirito umano stesso è un’attività interpretante, catturata in una “circolarità ermeneutica”.

Questo porta a una distinzione fondamentale: la legittimità delle interpretazioni psicoanalitiche non deriva dalla loro verità (nel senso di “adaequatio rei et intellectus”, ovvero corrispondenza con la realtà oggettiva), ma dalla loro verosimiglianza o plausibilità. Il senso di un testo, o di un sintomo, è congetturato come causa, ma questa causalità non è provabile in senso scientifico. Come il critico letterario può interpretare un testo in modo convincente anche contro l’intenzione dell’autore, così l’interpretazione analitica non è arbitraria ma deve essere “più felice”, nel senso di rendere più intelligibile e sopportabile la realtà del soggetto. Il criterio non è la verità, ma il successo – inteso in un senso ampio, quasi “pragmatista”, come ciò che “fa effetto” e mobilita l’ordine del senso.

La Psicologia del Gelato: Un’Esperienza Polisensoriale di Felicità

Il gelato è scientificamente dimostrato che ci rende felici. Basta un cucchiaio per attivare i centri del piacere nel cervello umano, in particolare la corteccia orbitofrontale e l’area di elaborazione dei dati, le stesse aree coinvolte nel godimento di musica o vincite di denaro. Ma la sensazione emotiva di piacere è indubbiamente legata anche all’immagine che abbiamo del prodotto e alle sue caratteristiche peculiari: temperatura, cremosità e dolcezza.

La gelateria offre un’esperienza polisensoriale universale, indipendentemente da età, sesso, cultura o ceto sociale. La scelta del gusto, del cono o della coppetta, e il modo di assaporarlo non sono banali; essi “raccontano di noi”, rivelando aspetti della nostra personalità e del nostro modo di essere nel mondo. Il nostro gusto non è solo soggettivo, ma è “condizionato da influssi sociali, storici e psicologici”, esprimendo emozioni inconsce. Ecco perchè ritroviamo nelle classifiche gelaterie dubbie, a prescindere se siano amichetti o raccomandati da qualcuno o molto esposti mediaticamente.

Mangiare un gelato non è solo un atto per riempire lo stomaco; è un’occasione per “lasciarci andare”, abbandonandoci a un’esperienza slegata dalle convenzioni e formalità quotidiane. La preferenza tra cono e coppetta, ad esempio, può indicare se si predilige un’esperienza sensoriale completa e diretta (cono) o se si è più controllati e misurati (coppetta). Sebbene il gelato contribuisca al benessere psico-emotivo, è importante distinguere il gustare un’emozione dal soffocarla: usarlo per affogare la disperazione è diverso dal celebrarne la gioia, per cui è generalmente più utilizzato.

Il Gelatiere Artigianale: un “analista” della felicità gustativa in un Sistema dinamico

Il gelatiere artigianale, pur non operando in un contesto clinico, condivide con l’analista un approccio che risuona con la teoria dei sistemi dinamici non lineari. Questa teoria, applicabile a sistemi viventi e inanimati, enfatizza la complessità, il flusso, l’intrecciarsi di ambiguità e ordine, stabilità e instabilità, e il valore naturale dell’incertezza e della produttività del caos.

  1. Tolleranza dell’Incertezza e Complessità: Come gli analisti tollerano l’incertezza e trovano significato in comunicazioni disordinate, così il gelatiere affronta la complessità degli ingredienti naturali, le variazioni stagionali, e le sfumature della chimica degli alimenti. La creazione del gelato non è un processo lineare di causa-effetto (ingredienti X danno sempre risultato Y), ma un campo complesso e mutevole dove il tutto è più grande della somma delle parti. Il gelatiere deve possedere un “tatto” e “timing” intuitivi, simili a quelli dell’analista, per bilanciare gli ingredienti e i processi, sapendo che “il cambiamento nel modello globale del sistema è cruciale”.
  2. Il Gelato come Sistema Auto-organizzante: La gelateria, come l’analisi, è un sistema dinamico bipersonale (gelatiere-cliente). Ogni ricetta, pur con una base, si sviluppa in modo peculiare, senza una programmazione esplicita di ogni micro-variazione. Il gelatiere, come l’analista che garantisce stabilità attraverso le evoluzioni del processo, mantiene una coerenza pur sperimentando e adattando. I sistemi dinamici sono auto-organizzanti: una volta avviati, nuovi processi adattivi possono rinforzarsi. Questo si riflette nella capacità del gelatiere di affinare le ricette e nella risposta dei clienti che, apprezzando un nuovo sapore, ne promuovono la diffusione.
  3. L’Effetto Sensoriale come “Successo” e “Plausibilità”: Se per Freud l’effetto terapeutico era un criterio di convalida, pur se fragile, per il gelatiere la felicità e il piacere del cliente sono il criterio ultimo. Questo si allinea con il concetto di verosimiglianza o plausibilità della psicoanalisi. Il gelatiere non promette una “verità” scientifica nel suo prodotto, ma un’esperienza che “fa effetto”, che risuona con il desiderio del cliente e genera un benessere “verificabile” nel successo (delle vendite, della reputazione, della soddisfazione espressa). Il suo “fare effetto” è il suo vero interesse filosofico, più che una metapsicologia del gusto.
  4. “Interpretazione” e “Senso” nel Gelato: La scelta e l’assaggio del gelato sono atti interpretativi. Il cliente “decifra” il gelato come un testo, attribuendogli un senso che va oltre la semplice composizione chimica. Il gelatiere, a sua volta, “interpreta” i desideri impliciti dei clienti e le tendenze del mercato, creando sapori che “danno loro un senso diverso ‘regolandoli’ in altro modo”. Questo è il cuore dell’ermeneutica: non solo decifrare un testo, ma riconoscere e costruire una “testualità negli eventi”. La felicità del cliente è il risultato di un’interpretazione “felice” del prodotto, che prima poteva apparire solo come un insieme di ingredienti.
  5. Riduzione della Complessità per la Focalizzazione: L’ambiente della gelateria, pur offrendo una vasta gamma di scelte, è un sistema relativamente controllato e contenuto rispetto alle infinite complessità delle interazioni sociali. Questa “semplificazione del sistema” permette di focalizzare l’attenzione sulle caratteristiche più salienti – emozioni, fantasie, gusti – proprio come il setting analitico permette di esplorare le dinamiche profonde senza le distrazioni della vita quotidiana.

In conclusione, la creazione e il consumo del gelato artigianale, con la loro capacità di generare felicità, offrono una lente concreta per comprendere i complessi concetti di interpretazione, plausibilità e “successo” discussi in psicoanalisi. Il gelatiere, con la sua abilità di navigare la complessità, di creare “effetti” e di indurre una “interpretazione felice” nel consumatore, incarna, a suo modo, la stessa sensibilità e la stessa ricerca di senso e benessere che animano la pratica analitica. Entrambi i campi, pur con strumenti e obiettivi diversi, puntano a migliorare l’esperienza umana, riconoscendo che il valore non risiede solo nella “verità” oggettiva, ma nella capacità di mobilitare l’ordine del senso e produrre un impatto significativo sulla psiche.

Tuttavia, ieri molti gelatieri hanno vissuto un’infelice giornata come ho potuto leggere nelle loro bacheche, per cui ho un solo consiglio cari “scienziati”: gustatevi un gelato vostro o di un amico concorrente, meglio ancora di un vostro collega più in alto di voi in classifica
🙂

…da qualche ora gira un reel di un gelatiere che forse non ci ha dormito stanotte per cui col viso emaciato diffonde concetti tipici del multiverso di MCU

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