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L’edonismo consumista e la fine del superfluo nell’era Covid-19

Consuma e produci” o “Produci e consuma” sono le basi del capitalismo attuale che, oramai, è allo stremo.

Complice la continua crescita demografica e le risorse limitate del pianeta si sta andando incontro ad una vera e propria catastrofe a cui i figli assisteranno quasi impavidi ed indifesi: consumare i beni prodotti perché l’economia attuale si basa sulla produzione, per cui dopo che si è prodotto qualcuno dovrà pure consumare tali beni. Il sistema ha in serbo tanti beni non necessari, superflui.
Personalmente, ritengo uno dei peggiori nemici la catena Tiger, il superfluo, l’inutile a portata di pochi euro a scapito di chissà chi.
E come non citare il fast fashion? la moda dell’effimero: compri, usi per poco tempo e butti via per avviarsi in un nuovo ciclo, ogni due settimane pare.
Ci si ritrova armadi pieni di ciarpame ma non ti sembra mai abbastanza, è una vera e propria droga per alcuni.
Zara ed il gruppo Inditex sono maestri in questo!

Il superfluo è la ricompensa alla persona, al suo narcisismo casomai. Ottenuta sempre da risorse rubate ad altre creature che le necessitano per la loro sopravvivenza (praticamente come nei processi di separazione).
Eppure i beni superflui non avvicinano alla felicità, al massimo all’autostima quella tossica però. Al contrario, la promessa di questa fasulla ricompensa è uno strumento per schiavizzare e per rendere costantemente insoddisfatti gli individui. Soprattutto i più deboli di cervello, sempre loro.
Il superfluo può anche essere piacevole, se ottenuto spontaneamente e senza sforzo. Il problema è il desiderio del superfluo; cioè, quando i desideri arrivano ad essere sentiti come dei veri e propri bisogni, al punto che la distinzione fra superfluo e necessario si perde e, solo allora, si può parlare di bisogni superflui. L’assuefazione a bisogni superflui, ed in particolare a quei bisogni eccessivi che non possono essere soddisfatti autonomamente, è dannosa perché impedisce di appagare sé stesso.
Chi non risulta sufficiente a sé stesso non può essere libero. E chi non può essere libero, non può essere felice.

Quando il numero dei bisogni percepiti come necessari aumenta, raggiungere la pace dell’anima diventa necessariamente difficile. Quando poi i bisogni superflui dominano sui veri bisogni, ossia quelli necessari, come accade nella nostra società, l’infelicità è una condizione umana molto comune. In molti casi però non ci si rende conto della propria infelicità per pura distrazione.

Le incessanti attività di produzione e di consumo, comunemente percepite come inseguimento del successo, rendono difficile lo sviluppo di qualsiasi forma di consapevolezza interiore.

Consuma e produci

Diversamente dai bisogni veri, il soddisfacimento dei bisogni non necessari (o desideri) non danno mai la soddisfazione attesa. Se si ha freddo o fame, calore e cibo possono eliminare completamente il dolore proveniente dall’insoddisfazione di un bisogno vitale. Eppure non vi è nulla che può soddisfare un bisogno superfluo, perché il desiderio non è nei nostri corpi, quindi oggettivo, ma nelle nostre menti. Una mente che non prende abbastanza tempo per riflettere può concludere che il soddisfacimento di un dato desiderio non porta felicità attesa a causa della modestia dei mezzi con cui si vuole soddisfare un dato desiderio e delle mete raggiunte. Quello che sembra un pensiero innocente, e in alcuni casi non privo di un certo buon senso, non è altro che l’inizio della trappola.

La paura della morte, onnipresente in tutte le civiltà, con il suo conseguente bisogno di spiritualità, sembra sia stata rimossa dalla nostra coscienza collettiva. Pare che la gente si sia dimenticata dell’appuntamento con la Morte, o incurante. Invece, ad una più attenta analisi, la paura della Morte ha solo cambiato immagine: non è la Morte in sé a far paura oggi. Ma la paura di non aver goduto abbastanza, quando la Morte arriverà.
Viceversa, se ci si diverte, si consuma, allora non si ha ragione per temere la Morte, perché quando la Morte arriverà, la vita sarà già stata vissuta pienamente.
Il divertimento, e quindi il consumo di beni superflui, sono diventati l’esperienza che conferisce senso alle nostre vite. Una specie di missione esistenziale.

L’inizio dell’infelicità

In Italia è stata la TV commerciale che ci ha portato al collasso a partire dagli anni ’80, per degenerare negli anni ’90.

Il sistema economico post-industriale è basato su una enorme capacità produttiva di beni inutili. Per sopravvivere, questo sistema ha avuto bisogno di rimodellare l’essere umano contemporaneo secondo la proprie necessità. Per sopravvivere ha dovuto creare un nuovo consumatore, un tossico-dipendente del consumo. Una crescita economica indefinita può persistere solo se vi è un consumo continuo.
Una crescita economica indefinita può essere conseguita solo seminando l’insoddisfazione ovunque vi sia soddisfazione, perché chi è soddisfatto non compra.
Un sistema basato sulla crescita economica perenne richiede un individuo che viva solo per consumare, che apprezzi al massimo grado piaceri che vengono da beni limitati (oziare, disponibile in abbondanza, non è incluso) e contribuisca alla limitatezza dei beni. Ossia un individuo che esiste solo per godere e per distruggere il pianeta.

Pasolini definì l’individuo contemporaneo intriso di una filosofia “edonista consumista” contrapposta all’edonismo epicureo.
L’edonismo consumista è il principio che permette al sistema economico basato sulla crescita indefinita di sopravvivere. La gente è tenuta costantemente infelice e la Natura sistematicamente distrutta, tutto sacrificato sull’altare della crescita economica.

L’infelicità della gente non è un effetto collaterale della società moderna, ma il pilastro su cui si regge il sistema economico. La felicità non compra e non sente neanche il bisogno di produrre. Ma se le persone sono infelici, compreranno e lavoreranno, consumeranno e produrranno.

L’essere umano non ha più un’identità, è omologato all’etichetta e alla pubblicità: un abito firmato, una borsa, un paio di scarpe, un gioiello, un accessorio e voilà!
Andy Warhol incarna tale ideale attraverso una semplice scatola di minestrone; si è o si diventa proprio come quella scatola: all’esterno tutta decorata e piena di immagini invitanti, ma all’interno si rimane una semplice minestra. Si possono indossare gli abiti più belli del mondo, i profumi più raffinati ma siamo e saremo semplici effimeri esseri umani. Anche se la nostra immagine cambia, non muta ciò che siamo realmente.

La scrittrice Sophie Kinsella nel suo libro “I love shopping” critica fortemente tutti coloro che fanno della propria carta di credito una lampada magica che, se strisciata, avvera tutti i desideri (15 anni fa conobbi una “signora” ma anche sua madre che sono così effettivamente, vivono ed escono in strada per strisciare).
Si è schiavi del denaro, è lui che comanda. Spesso questi inutili individui sono anche incapaci di trovarsi un lavoro o lavorare semplicemente.

Pasolini afferma che per l’uomo il male più grande è: “la perdita della singolarità umana sotto l’impeto del consumismo”. Non si è più liberi di pensare autonomamente, ma facciamo ciò che ci dicono di fare, credendo di scegliere autonomamente. Tale dittatura del denaro ci rende sempre più insensibili a ciò che ci rende davvero felici: come il sorriso di un bambino, le stelle cadenti a San Lorenzo, un cielo stellato, ecc..

La pandemia del COVID-19 ci porterà ad una nuova visione del mondo e di ciò che ci circonda? Non credo, purtroppo!

Consumo e produci

Eliminare i bisogni superflui e coloro che ne fanno una bandiera!

La scelta di rimuovere completamente i bisogni superflui è innanzitutto una scelta intima, perché permette di sfuggire alla trappola dell’edonismo consumista e alla costante inquietudine che ne è alla base.
Demolire l’ingiunzione al consumo, che viene accuratamente inculcata sin da bambini (attraverso le pubblicità nei cartoni animati in TV), solo così sarà possibile riprendersi il proprio tempo, riscoprire un altro senso all’esistenza, una vita incredibilmente più semplice e facile.

Eliminando i bisogni superflui, si disarma l’infelicità!

Inoltre, vi è un’altra ragione per cui rinunciare al superfluo, strettamente connessa alla felicità. Il consumo crea dolore ad altri esseri, e non è immaginabile di poter costruire la propria felicità sull’infelicità altrui (NDR: sempre nelle separazioni). Il consumo di beni superflui brucia risorse e priva altri esseri viventi delle risorse che necessitano per soddisfare i propri bisogni vitali. Così si crea loro dolore e li si priva della libertà che spetta a tutti gli esseri del Creato. La luce del sole, il vento, la pioggia, gli alberi, i fiumi e i prati verdi furono fatti per tutti, non solo per qualcuno.

A questi individui l’avere non è mai abbastanza, sono distruttori di coscienze altrui!

Liberamente tratto da Wild Orange

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