Il gelato artigianale italiano STG

Negli ultimi giorni, gli addetti del settore del gelato artigianale si sono “rianimati” in occasione di un pessimo articolo pubblicato da “Il Messaggero” di Roma, riportato poi, su tanti altri media internazionali: Australia, UK, ecc.

Tralascio l’inettitudine del giornalismo italiano, in tutti i campi, poichè asservito al potere o a chi gli dà da mangiare e vado all’oggetto del contendere: una nuova proposta di legge che disciplini” il gelato artigianale di tradizione italiana distinguendolo dall’ice-cream. Ecco, credo sia questo l’intento però, sono anni che gli attori della filiera (produttori di macchinari, produttori di “ingredientistica” e gelatieri, principalmente celopuristi) non si mettono d’accordo, chissà perchè?!
Ne scrivevo già nel 2013, qui.

Tendenzialmente tra i gelatieri è un argomento “assai” dibattuto principalmente per creare una sorta di “giardinetto dei “celopuristi” invece, le aziende se ne fottono tanto non serve a vendere di più!
Negli ultimi tempi, a questa storia si collega la professionalità del gelatiere (un altro vecchio articolo). Su questo argomento, gli interessi sono più “fini”, molti “maestri de che” tremano e seguono con apprensione gli sviluppi.
Qui, invece, proporrei più che altro l’arte del gelatiere zoldano, di cui il gelato artigianale è il prodotto tangibile, patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’UNESCO.

Personalmente propongo questo: il Gelato Artigianale Italiano STG
Il termine specialità tradizionale garantita (STG), è un marchio di origine introdotto dall’Unione Europea volto a tutelare produzioni specifiche che siano caratterizzate da composizioni o metodi di produzione tradizionali.
Sono quei prodotti che non sono necessariamente legati a un territorio, ma che si caratterizzano perché seguono un disciplinare di produzione tipico tradizionale. Non sono legati quindi sempre e del tutto geograficamente, ma culturalmente, storicamente, socialmente: con una storicità, di solito almeno 30 anni di esistenza.

I prodotti STG in Italia sono davvero pochi: la pizza napoletana, la mozzarella e l’amatriciana.

La candidatura dovrebbe essere presentata da un’associazione di produttori al ministero all’agricoltura, il quale provvede al deposito della pratica presso la Direzione generale per l’agricoltura e sviluppo rurale della Commissione europea.

La base di partenza potrebbe essere il fiordilatte STG…

Bibliografia:
foto tratta da articolo su Medium

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