Nel 2017 scrivevo che la gelateria ha consumi elettrici elevati e che la quota energia rappresentava circa il 25-35% della bolletta totale. Oggi quella proporzione è saltata: la componente energia vale l’80% del totale (imposte escluse). Il mercato è cambiato, i prezzi sono esplosi, e la maggior parte degli operatori del settore non ha ancora capito cosa sta succedendo davvero. Rimedio io.
Chi paga di più — e perché
Le gelaterie più colpite sono quelle con contratti di Servizio a Tutela Graduale, le cui condizioni economiche sono dettate dall’ARERA. Ma attenzione: chi pensava di essere al sicuro con tariffe ribassate legate al PUN (Prezzo Unico Nazionale) si sbaglia. Sta peggio. Gli operatori del mercato libero possono modificare la tariffa unilateralmente con un preavviso di soli 90 giorni. Novanta giorni. Nel tempo in cui ti organizzi, ti hanno già cambiato le carte in tavola.
La narrativa ufficiale non regge
I media mainstream hanno raccontato questa storia in due versioni: prima era colpa della guerra russo-ucraina, poi è diventata colpa della fame energetica asiatica. La realtà è più scomoda.
Sì, nel 2021 la domanda globale di gas è cresciuta del +4,5% dopo il calo pandemico del 2020 (-1,8%). La Cina ha tirato forte: +12%. L’Eurasia +8,7%. La Russia stessa +10,9%. Ma la produzione mondiale è cresciuta esattamente dello stesso +4,5%. Domanda e offerta quasi si equivalgono. Quindi il problema non è la Cina.
Il problema è il sistema di calcolo della tariffa da parte di ARERA. Tutto il resto è rumore.
La legge n. 481 del 14 novembre 1995 stabilisce che le tariffe debbano riflettere l’andamento dei costi dei combustibili fossili sui mercati, non i costi effettivi di approvvigionamento. Risultato: i produttori di energia che comprano gas con contratti a lungo termine — l’80% delle importazioni totali in Italia — vendono elettricità a prezzi che riflettono il prezzo spot di mercato. Lucrano. I produttori da fonti rinnovabili idem: zero costi aggiuntivi di gas, stesso prezzo di vendita gonfiato. Un sistema perfetto. Per loro.
I numeri che nessuno ti dice
Nel 2021 il prezzo medio annuale di acquisto dell’energia elettrica (PUN) ha raggiunto il livello record di 125,46 €/MWh, rispetto ai 38,92 €/MWh del 2020. Un rialzo del +222%. In un solo anno.
La produzione nazionale lorda italiana nel 2021 è stata pari a 286.900 GWh. Di questa, la quota termoelettrica è cresciuta del 5,2% grazie soprattutto al gas naturale. Le rinnovabili sono invece calate del -1,9%. L’Italia ha importato 42.800 GWh — circa il 15% rispetto alla produzione interna — più dalla Svizzera che dalla Francia. Dettaglio che vale la pena conoscere.
Nel confronto europeo, nel 2021 la Germania aveva i prezzi domestici più alti dell’area euro. La Francia restava stabilmente sotto i livelli italiani. Noi, nel mezzo, a pagare più del necessario.
L’aggiornamento ARERA di ottobre: un cerotto su una frattura
Il 29 luglio 2022 ARERA ha annunciato una correzione del metodo di calcolo della tariffa gas, operativa dal 1° ottobre: aggiornamento mensile invece che trimestrale, con riferimento al prezzo spot anziché ai forward. Serve a ridurre i rischi legati alle differenze tra quotazioni forward e spot in vista dell’inverno. Bene. Non risolve nulla di strutturale, ma almeno è onesto.
La domanda che nessuno si pone ad alta voce: non sarebbe più sensato introdurre un meccanismo di price-cap per l’adeguamento delle tariffe? La risposta è ovvia. Proprio per questo non si fa.
Cosa fare adesso — senza illusioni
Prima di tutto: non cambiare fornitore di energia elettrica senza aver letto ogni riga del contratto. Per utenze medio-grandi, il nuovo contratto potrebbe richiedere cauzioni o fideiussioni. Scoprirlo dopo la firma è un problema tuo.
Poi, nell’ordine:
- Diagnosi energetica degli impianti. Energia reattiva, dimensionamento dei cavi, stato del quadro elettrico: sono spesso la fonte di dispersioni invisibili ma costose. Falla fare da qualcuno competente, non dal primo elettricista di passaggio.
- Analizza costi e ricavi giornalieri. Il miglior risparmio energetico è ridurre l’orario di apertura o i giorni operativi, concentrandosi sul fine settimana. Dipende dal tuo mercato, dalla posizione, dalla clientela — ma il ragionamento va fatto, non evitato.
- Non spegnere i LED. Il risparmio è irrisorio. Concentrati sui macchinari: consumano di più quando la temperatura ambiente è elevata. Le macchine raffreddate ad acqua perdono efficienza quando la temperatura dell’acqua supera i 19°C. Tieni le porte chiuse. Non è un consiglio da nonno: è fisica.
Il credito d’imposta che probabilmente non sai di avere
Il Decreto Sostegni Bis prevede un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta pari al 15% della spesa sostenuta per l’acquisto della componente energetica nel terzo trimestre 2022. Si applica alle imprese con contatori di potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW (escluse le imprese a forte consumo energetico ai sensi del D.M. 21 dicembre 2017). Condizione: il prezzo per kWh nel secondo trimestre 2022, al netto di imposte e sussidi, deve aver subito un incremento superiore al 30% rispetto al corrispondente prezzo medio del secondo trimestre 2019. Verifica le tue fatture. Se hai i requisiti, il credito è tuo — ma nessuno verrà a dirtelo.
Le associazioni di categoria? Impegnate altrove. Come sempre.