Granite

Granita di fragole — la versione che non ti delude

La granita di fragole non è un sorbetto annacquato né una cremolata travestita. È una cosa precisa, e si fa in un modo solo.

Giu 2019
Granita di fragole — la versione che non ti delude
Tempo totale
40'
Tempo attivo
15'
Difficoltà
Facile
Resa
circa 1 kg di granita

La granita è una delle preparazioni più fraintese del panorama gelatiero italiano. Semplice nella struttura — acqua, zucchero, frutta — eppure sistematicamente massacrata da chi non sa dove mettere le mani.

Prima di procedere, un chiarimento che non dovrebbe essere necessario ma evidentemente lo è: la granita non si bilancia. Non nel senso in cui si bilancia un gelato. Qui c’è un solo anticongelante — il saccarosio — e lavora con percentuali che vanno dal 15% per la frutta secca fino al 20% per limone e caffè. Per le fragole, il 20% è il riferimento corretto. Non scendere.

Sulla questione della consistenza, esistono due scuole storiche e documentate. La scuola di Catania produce una granita più asciutta, quasi sorbettosa, da mangiarsi con la brioche col tuppo. La scuola di Messina preferisce una granita più acquosa, con cristalli grossolani e presenza di ghiaccio evidente. Personalmente sto con Messina — e con la costa di Amalfi, che conosco bene. La granita deve avere struttura cristallina, non deve sembrare una mousse congelata.

La preparazione può avvenire in modo statico — versando la miscela in un contenitore e rompendo i cristalli a mano a intervalli regolari — oppure con una macchina verticale, dove il tempo di mantecazione si gestisce a occhio, con l’esperienza che non si compra. La gelatiera orizzontale da casa funziona, ma non è lo strumento nativo di questa preparazione.

Attenzione alla percentuale di frutta: troppa trasforma la granita in una cremolata. Non è un upgrade — è un errore di categoria.

In gelateria la granita corretta si serve a pozzetti, in carapine, a una temperatura di servizio tra i -5°C e i -8°C. Chi la espone in vetrina nelle vaschette, con quella superficie lucida e innaturale, sta facendo altro. Non chiamatela granita.

Una menzione obbligatoria per chi non conosce la differenza: la grattachecca romana — e la sua versione siciliana, la rattata — è ghiaccio grattato con sciroppo industriale sopra. È un’altra cosa. Non è granita. Non è nemmeno parente.

Questa ricetta nasce da una consultazione diretta con Giovanna Musumeci da Randazzo (Catania), nominata Ambasciatrice della Granita Siciliana nel Mondo al festival di Acireale. Quando si parla di granita, si parla con chi la fa da sempre — non con chi ha letto tre articoli online e si è inventato una versione alla canapa.

Procedimento

  1. In un pentolino, sciogli lo zucchero nell'acqua a fuoco medio. Non deve bollire a lungo — appena lo zucchero è dissolto, togli dal fuoco.
  2. Raffredda lo sciroppo velocemente. Aggiungi le fragole già pesate e reintegra con acqua l'eventuale quota evaporata nella fase di scioglimento.
  3. Frulla tutto con un frullatore a bicchiere o a immersione fino a ottenere una miscela omogenea e priva di grumi.
  4. Versa in gelatiera già fredda e manteca fino alla consistenza desiderata. La granita deve risultare cristallina, non cremosa. Fermati prima che diventi sorbetto.

La percentuale di zucchero sul totale miscela è al 20% — non scendere. Troppa frutta sposta la preparazione verso la cremolata: rispetta le dosi. Temperatura di servizio corretta: tra -5°C e -8°C.

Varianti ammesse

  • Preparazione statica senza gelatiera: versa la miscela in un contenitore basso, congela e rompi i cristalli con una forchetta ogni 30 minuti per 3-4 ore.
  • Macchina verticale per chi vuole la consistenza più tradizionale e cristallina della scuola messinese.

Cosa non fare. Mai.

  • Sciroppi industriali al posto della frutta fresca — non è granita, è altra cosa.
  • Aggiunta di panna, ricotta o altri grassi — stai facendo una cremolata, non una granita.
  • Eccesso di frutta rispetto alla dose indicata — altera la struttura e porta fuori categoria.

1 commento

  1. Luigi De Luca

    meglio parlarne che non parlarne affatto!

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