Nitro gelato a Milano, in esclusiva da Starbucks Reserve Roastery!

Ieri sera ho provato il nitro gelato (fornito da Alberto Marchetti) in esclusiva nel nuovo Starbucks Reserve Roastery, a Milano. Gelato ottimo, tutto il resto da dimenticare…

Questo articolo potrebbe essere sviluppato con un’analisi a vari livelli: la novità, il marketing, il target, il pricing, il caffè, gli americani, la catena, la formazione, ecc.
Personalmente ti racconterò la mia esperienza visto che in questo tipo di locali, spesso, capita che il prodotto sia secondario rispetto alle emozioni, all’esperienza “regalataci” (in verità pagata e non poco).
Ecco la mia esperienza 😉

Con mia moglie, lei molto più affascinata da questo tipo di locali cool, abbiamo scelto un orario poco da caffetteria, da aperitivo milanese per cui l’attesa all’ingresso (creata di proposito), incanalata da aitanti body-guard, è stata di qualche minuto.
Per non trovarci spiazzati, dalle informazioni lette qua e là scritte dai soliti che sbavano su questi locali fashion milanesi, abbiamo chiesto come fossero organizzati gli spazi per cui una volta entrati abbiamo fatto un rapido giro (da sx verso dx) nei vari settori:
– Princi bar,
– scooping bar (dove puoi comprare la miscela sfusa: quattro monorigine, il blend Pantheon e un decaffeinato),
– Arriviamo bar (per l’aperitivo), al piano rialzato,
– vari corner di merchandising (ad esempio: la tazza in rame per il moscow mule venduta a 20 euro, manco fosse del Bernini!),
– il bar principale dove c’è anche l’angolo degustazione (forse il più interessante ed acculturante col suo menu di caffè per estrazione: clover brewed, pressofiltro, siphon, pour-over, chemex)
– l’area di tostatura (tipo la macchina di willy wonka ma del caffè, ovviamente).

Princi bar da Starbucks a Milano
Pane e dolci

Il locale, alle 20 precise, non era affatto affollato.
Ho potuto “girare” negli ampi spazi (2.400 mq!) senza entrare nelle inquadrature dei selfisti o imbattermi negli ingessati con giacca e cravatta che bazzicano in Cordusio: piazzandomi in un angolo ho notato tantissimi turisti e curiosi.
Per provare il nitro gelato ho dovuto fare una lunga coda perchè su 3 casse del bar principale c’era solo una aperta, dopo circa 15 minuti ha aperto anche la seconda cassa con qualche furbetto “straniero” (non erano italiani che parlavano in inglese ma proprio stranieri, quelli che rispettano sempre le lunghe code, non erano olandesi ma del nord europa sicuramente) che ha saltato la coda.
Aspettando i miei 25 minuti ho potuto notare che è davvero difficile ordinare anche munendosi, prima, del menu visto i nomi sfavillanti presenti, se non hai una laurea in lingue ed una in astronomia devi per forza chiedere cos’è, non per essere provinciali. Ad esempio:
– decaffeinato Costa Rica Hacienda Alsacia (questo è facile);
– Hawaii ka’u (i più cari, il prezzo varia a seconda del metodo di estrazione);
– sun-dried brazil ouro de minas;
– Tanzania mondul;
– Ethipia bitta farm;
– Starbuks Reserve Pantheon blend vintage 2018 (mentre lo leggi son trascorsi 30 secondi);
– tra gli espressi, non ci sono difficoltà a capire cosa prendere;
– nitro draft (cold brew, flat white, chocolate cream, peach tranquility);
– cold brew (liscio, arancia rossa, lemon sour, brera, emerald mule);
– le creazioni della roastery (whiskey barrel-aged cold brew, piemontese, gianduja macchiato, orzo cold brew and ginger float, orzo and oat milk latte macchiato undertow, americano con crema, meringue milk macchiato, smoked butterscotch latte, shaken iced double shot, shaken iced double shot bianco, sparkling espresso with mint, sparkling espresso with lemon, roastery hot chocolate, dark chocolate mocha, nitro gelato affogato (finalmente!);
– bevande a base di thè (matcha latte, chai latte, citrus lavander sage spritzer, strawberry silver needle spritzer, gyokuro genmaicha and spiced peach, mandarin mimosa, citrus mint tonic, teavana tea);
– lascio perdere il menu dell’american bar.

Se sei arrivato fin qui, avrai capito che se pensi di ordinare il frappuccino o qualche altro beverone di acqua sporca qui non li troverai!
Il messaggio è: qui ci sono cose fighe per fighi, se vuoi paga e viviti questa benedetta esperienza…

Abbiamo preso il menu prima di ordinare, durante i 25 minuti di coda puoi così, consultare il traslate dello smartphone ed acculturarti. Arrivati alla cassa, ci abbiamo messo 15 secondi in totale per pagare con la contactless!
Ci aspettava ora la coda dove ti chiamano per nome… si, certo può funzionare in 40 mq ma quando sei in 2000 mq ci vorrebbe un megafono o un display (no questo non fa figo).
Mia moglie ha preso un “cold brew lemon sour” ed io uno “Starbucks Reserve Pantheon blend cream affogato”!
Ci siamo seduti a 2 metri dal tizio che chiamava ma era impossibile sentirlo…
Dopo un po è arrivato Jeff che, ha prima chiamato più volte Elena (assente) e, poi, ha iniziato la preparazione del mio nitro gelato, ha versato il fiordilatte ed è partito…?!? …scusa Jeff ma io ho una crema affogata… ohh, controlla la comanda e scusa lo rifaccio (sarà contento Alberto Marchetti) 😉
Lo sfrido qui sembra sia del 40/50%!

itro gelato affogato Starbucks
Nitro gelato pronto.

Dopo quindi un minuto e trenta si riparte ma è arrivata Elena (toh, la straniera che aveva saltato la coda col marito) quindi, Jeff fa partire anche la seconda nitro machine, nel frattempo mia moglie, dopo aver consumato il suo drink, alle 20:40 è andata via… tuttavia dopo 6 minuti e mezzo il gelato era pronto, tra sbuffi di vapore freddo e decine di astanti a fare fotografie delle nuvole alzatesi.

Ma ci voleva ancora qualche minuto, tra la spiegazione di Jeff ed il servizio vero e proprio: gelato ottimo, quasi setoso con una struttura finissima con scarso overrun, liscio. Anche il caffè buono.
Alle 21 la mia esperienza si è conclusa.

Il locale è davvero ampio ma sarà capace di sconvolgere gli usi ed il costume italiano dove il caffè è qualcosa di veloce, da prendere quasi al volo visto che poi, a Milano, il tempo serve principalmente per fatturare?
Basteranno i curiosi ed i turisti? ma perchè aprire a Milano allora visto che la maggior parte dei turisti visita Roma?
Roma forse è vista come più come una città provinciale, dove il prezzo ha il suo perchè, per cui meglio aprire a Milano anche perchè l’area di tostatura in 24 ore sforna poco meno di 1.000 kg di caffè (a regime) tostato, circa 110.000 espressi, ecco.
Vuoi vedere che invece di un negozio end-user siamo di fronte ad un’azienda di produzione (viste anche le scale in ferro grigio tipo magazzino di Buccinasco altro che architettura e design milanese)?
Tutta questa capacità produttiva non sarà mica invece distribuita anche verso i circa 2.000 Starbucks standard in Europa, affiancando così il centro logistico dei Paesi Bassi? Ma in Europa non vendono solo acqua sporca mentre qui fanno il caffè figo esclusivo? Boh!

Un investimentro straniero in Italia è sempre benvenuto, relativamente ai 300 ragazzi assunti ieri sera dov’erano (quel povero Jeff lasciato solo, molto in gamba però e mai affranto)? Qualche cassa in più non ci starebbe male per il resto, ho visto sfracelli per cui anche gli ammericani, di una delle più grandi catene mondiali (Starbucks sta al caffè come McDonald agli hamburger), toppano nella formazione al personale, nel servizio, ecc.
Non ho visto nessun capo-reparto, tutta truppa all’opera, nessun ufficiale.
E’ ancora presto per giudicare forse, ma più che dei rinomati robot-umani (l’ultimo visto in una caffetteria a Leicester) soggetti al manuale delle procedure scandito con tempi e metodi impensabili per noi italiani siamo più di fronte ad un servizio un po’ approssimativo…

Osservazioni.
Bravissimi nel lancio, investimenti veri, da paura. In pochi giorni tutti in Italia sanno chi è Starbucks, anche se tantissimi lo confondono con le solite caffetterie in giro per il mondo.
Vendere gli stessi cornetti a 2,80 euro quando nei negozi Princi sono a 1,50.
Le pizze in teglia costano più di quelle alla pala di Eataly ma sono meno buone.

Princi bar da Starbucks a Milano
Pizza in teglia

Il sistema della chiamata per nome non funziona in un ampio spazio con tutto il brusìo ed il vociare di noi italiani.
Il menu complicato fa perdere manciate di minuti alla cassa, chiedendo cosa è questo o quello.

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